Sole e gravidanza (d-Repubblica luglio 26)

Sole In Gravidanza Regole Per Esporsi Senza Rischi  D La Repubblica

In gravidanza si sente spesso dire che bisogna evitare completamente il sole. È davvero così oppure un’esposizione corretta può essere compatibile con la salute della pelle?
In gravidanza la pelle attraversa cambiamenti profondi legati soprattutto a un nuovo assetto ormonale che la rendono più reattiva e più vulnerabile ai possibili danni da radiazione ultravioletta. Questo significa che serve maggiore prudenza al sole: evitare le ore centrali della giornata, limitare l’esposizione prolungata e adottare un fattore di protezione alto, SPF 50+. Quindi sì, il sole può essere compatibile con la salute della pelle, purché l’esposizione sia gestita con consapevolezza.

 

La gravidanza aumenta il rischio di macchie cutanee e melasma. Quali sono i meccanismi biologici che rendono la pelle più vulnerabile al sole in questi mesi e come si può prevenire questo problema?
Condizioni come la gravidanza o l’assunzione di contraccettivi orali possono favorire la comparsa di iperpigmentazioni nei soggetti predisposti. Quando questa predisposizione incontra il sole, soprattutto raggi UV e luce visibile, il rischio di sviluppare melasma aumenta sensibilmente.

Il melasma, termine che deriva dal greco melas (“nero”), è una pigmentazione che si manifesta con macchie scure o aree iperpigmentate, generalmente marroni o grigio-marroni, localizzate prevalentemente sul viso — fronte, guance, naso e labbro superiore — spesso con margini sfumati e distribuzione simmetrica, tanto da essere definito anche “maschera gravidica”.

È notoriamente difficile da trattare, per questo è fondamentale agire sulla prevenzione: utilizzare sempre una protezione solare ad ampio spettro SPF 50+, riapplicarla con costanza, usare cappelli a tesa larga e ridurre l’esposizione nelle ore più intense. In questi casi prevenire è molto più efficace che correggere.

 

Molte donne applicano la protezione solare ma continuano a sviluppare rossori o pigmentazioni. Quali sono gli errori più comuni nell’uso dei solari durante la gravidanza?
Ogni gravidanza è una storia a sé, ma è molto frequente che la pelle diventi più sensibile e sviluppi rossori in condizioni in cui prima non li manifestava. Per questo è importante ascoltarla e osservare le sue reazioni, così da adottare i giusti adattamenti e accorgimenti.

Per quanto riguarda i rossori durante l’esposizione al sole, l’errore più comune è pensare che applicare la crema una sola volta al mattino basti per tutta la giornata. In realtà il filtro va riapplicato ogni due ore e sempre dopo bagno.

Un altro errore è usare quantità insufficienti: la maggior parte delle persone applica meno della metà della dose necessaria per ottenere la protezione dichiarata che corrisponde a 2mg di prodotto per cm2 di pelle.

Inoltre, bisogna ricordare che il solare non è mai uno “scudo totale”: se ci si espone per ore nelle fasce più calde, nessuna crema può annullare completamente il potenziale danno.

 

Nel suo libro sottolinea l’importanza delle “protezioni fisiche”. Quanto contano rispetto alle creme solari e quali dovrebbero essere considerate indispensabili in estate per una donna incinta?
Contano moltissimo, spesso più di quanto immaginiamo. Lo ripeto sempre che la crema non è l’unica barriera. Le protezioni fisiche riducono il carico di radiazioni che raggiungono la pelle.

Parliamo di cappellini con visiera, cappelli a tesa larga, occhiali con filtro UV certificato, abiti con tessuti fitti o tecnici protettivi verso i raggi UV, ombra e orari di esposizione corretti. Tessuti UPF (Ultraviolet Protection Factor) sono tessuti progettati con un UPF incorporato, che funge da barriera contro i raggi UV. Questi tessuti tecnici sono spesso utilizzati per l’abbigliamento outdoor e offrono un’elevata protezione solare e si possono utilizzare anche durante il bagno.

In gravidanza questi strumenti diventano ancora più importanti perché riducono il rischio di comparsa di melasma, infiammazione e disidratazione cutanea. La strategia migliore è sempre combinata: protezione fisica più filtro solare.

 

Per i neonati lei raccomanda di evitare il sole diretto nel primo anno di vita. Quali rischi corre la loro pelle e perché è così diversa da quella di un adulto dal punto di vista della protezione naturale?
La pelle del neonato è biologicamente immatura. La barriera cutanea è più sottile, la capacità di trattenere acqua è inferiore e i sistemi di difesa, inclusa la melanogenesi, non sono ancora pienamente efficienti. Questo significa che la pelle è meno protetta naturalmente rispetto a quella di un adulto e che il danno da UV può essere più rapido e profondo.

Il rischio non è solo la scottatura immediata, ma anche un’impronta biologica a lungo termine: sappiamo che una quota importante del danno solare cumulativo si costruisce proprio nei primi anni di vita.

Inoltre i neonati regolano peggio la temperatura corporea, quindi il sole diretto aumenta anche il rischio di surriscaldamento e disidratazione. Per questo, nel primo anno, la regola è semplice: niente sole diretto. Gli unici momenti in cui l’esposizione può essere benefica sono le prime ore del mattino, dalle 7 alle 8.30 circa, e nel tardo pomeriggio dopo le 18.30.

 

Tra spiaggia, montagna e città, quali sono le situazioni estive in cui genitori e future mamme tendono a sottovalutare maggiormente l’esposizione ai raggi UV e quali precauzioni dovrebbero adottare?
La montagna è forse il contesto più sottovalutato: con l’altitudine l’intensità degli UV aumenta e il fresco inganna, facendo percepire meno il rischio.

Anche in città il rischio c’è: passeggiate con il passeggino nelle ore calde, esposizione indiretta prolungata, riflessi su cemento, vetro e superfici chiare. Molti pensano che, non essendo in spiaggia, il rischio sia minimo, ma non è così.

Al mare, invece, il problema principale è il riflesso di acqua e sabbia, che amplifica l’esposizione.

La regola pratica è la stessa ovunque: controllare gli orari, cercare ombra reale, usare barriere fisiche e ricordare che l’UV non coincide con la sensazione di caldo.

 

Se dovesse lasciare tre regole fondamentali da ricordare quest’estate a una donna in gravidanza e a una famiglia con un neonato, quali sarebbero?
La prima: evitare il sole nelle ore centrali, tra le 11 e le 16, quando l’intensità UV è massima. Per il neonato l’intervallo da evitare si allarga dalle 9 alle 18.

La seconda: pensare alla protezione come a un sistema, non solo come a una crema. Cappello, occhiali, vestiti, ombra e idratazione sono parte integrante della prevenzione.

La terza: ricordare che la pelle ha memoria. Ogni scottatura, infiammazione o esposizione eccessiva lascia un segno biologico. Proteggere bene oggi significa investire nella salute cutanea futura, soprattutto nei bambini.

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