Intervista: Un consiglio qualificato (settembre 26)
- L’ultimo report di New Line pubblicato su Punto Effe evidenzia una dermocosmesi in ulteriore crescita nei primi quattro mesi del 2026: il reparto dermocosmetico è sempre più fondamentale in farmacia?
Assolutamente sì, ma credo sia importante non fermarsi al dato della crescita. La vera domanda che dovremmo porci è: perché il consumatore continua a scegliere la farmacia per la dermocosmesi?
La risposta, a mio avviso, oltre all’affidabilità del canale di vendita, è nel consiglio professionale. La dermocosmesi non dovrebbe essere considerata semplicemente una categoria commerciale, ma un’area nella quale il farmacista può esprimere pienamente la propria professionalità.
Il consumatore oggi è molto più informato, ma spesso è anche disorientato dalla quantità di prodotti, ingredienti, promesse e informazioni che trova online. Rischia di utilizzare prodotti non corretti o non adeguati oppure di fare associazioni che non vanno bene, costruendo magari una routine troppo complessa, aggressiva o con attivi incompatibili.
In questo scenario la farmacia può confermarsi sempre di più un punto di riferimento: il luogo dove trovare il prodotto più adatto alla propria pelle e alle proprie esigenze, insieme al consiglio professionale. Inoltre, il farmacista può seguire il cliente nel tempo, monitorando i risultati e aggiustando la routine skincare in base alle nuove esigenze.
Per questo considero il reparto dermocosmetico strategico per la farmacia moderna, concepita sempre di più come farmacia dei servizi, a condizione però che sia accompagnato da competenza, ascolto e capacità di personalizzare il consiglio.
La crescita del mercato è certamente positiva e dobbiamo saper cavalcare questa onda, ma la vera opportunità per la farmacia è trasformare quella crescita in valore professionale e relazione con il cliente, prima ancora che commerciale.
- C’è un valore aggiunto della farmacia rispetto agli altri canali di vendita?
Sì, e credo che sia proprio il consiglio professionale. Un farmacista adeguatamente formato in dermocosmesi è una figura estremamente utile e può diventare un vero punto di riferimento per il cliente.
Oggi, un cosmetico può essere acquistato praticamente ovunque e l’e-commerce offre una scelta sterminata, anche a prezzi molto vantaggiosi. La farmacia, quindi, non può e non deve competere semplicemente sulla quantità dell’assortimento o sul prezzo: deve competere sulla qualità della relazione e della consulenza.
Il farmacista ha una formazione scientifica con basi di anatomia, fisiologia, dermatologia e chimica e, soprattutto, possiede una visione sanitaria che va oltre la consulenza sul singolo prodotto cosmetico. Conosce il cliente, spesso conosce le sue terapie, le sue abitudini e le sue esigenze. Questo patrimonio di informazioni consente di inserire il consiglio cosmetico all’interno di un quadro più ampio e di proporre un approccio realmente a 360 gradi, completando il consiglio cosmetico anche con una consulenza nutrizionale e nutraceutica.
In farmacia vengono richiesti quotidianamente consigli professionali su moltissimi inestetismi e problematiche cutanee. In alcune situazioni il paziente si rivolge al farmacista addirittura prima che al dermatologo: è il caso, per esempio, della dermatite seborroica, ma anche di problematiche come la couperose o la caduta dei capelli.
Il nostro ruolo può essere importante anche nel supportare il dermatologo nelle sue prescrizioni. Pensiamo, per esempio, all’acne: alcuni trattamenti possono provocare secchezza, irritazione o alterazione della barriera cutanea e il farmacista può contribuire a gestire questi effetti consigliando una detersione e un’idratazione adeguate, naturalmente nel rispetto della terapia prescritta.
Un altro ambito interessante è quello del make-up: può essere utilizzato come vero e proprio camouflage degli inestetismi, ma anche per valorizzare la persona quando esistono particolari esigenze cutanee o difficoltà nella scelta dei cosmetici, per esempio in presenza di sensibilità o allergie a determinati ingredienti.
E non dimentichiamo situazioni più delicate, come quelle delle persone in terapia oncologica, che possono presentare diverse manifestazioni cutanee e necessitano di una consulenza particolarmente attenta e specializzata.
Il valore aggiunto sta quindi nella formazione, ma anche nella capacità di fare domande, ascoltare, osservare e selezionare. Anche un consiglio apparentemente semplice, come quello relativo a un detergente o a una crema, può diventare un momento di educazione alla salute della pelle.
E c’è un ultimo aspetto che considero fondamentale: il farmacista deve sapere anche quando non consigliare un cosmetico. Riconoscere una situazione che richiede un approfondimento medico è parte integrante della nostra professionalità. È proprio questo equilibrio, tra competenza cosmetica e competenza sanitaria, a rendere il farmacista una figura così importante nel percorso di cura e di benessere della persona.
- Da titolare di farmacia quali sono i suggerimenti di base per chi voglia allestire un reparto “all’altezza”, controindicazioni comprese?
Il consiglio principale è costruire un assortimento ragionato, evitando di avere tanti prodotti che fanno sostanzialmente la stessa cosa. Meglio avere una selezione coerente e conoscerla bene.
Un reparto cosmetico ben gestito deve offrire un ventaglio di proposte in grado di rispondere alle diverse esigenze della clientela. Fondamentali sono le linee dermatologiche, anche per quanto riguarda make-up e solari; poi possono trovare spazio una linea beauty, una a costo più contenuto, una phyto e una premium price, se la tipologia di clientela lo consente.
Il secondo consiglio, che considero imprescindibile, è la formazione del team. Non basta avere un bel reparto: chi sta al banco deve conoscere le caratteristiche dei prodotti, gli ingredienti funzionali, le modalità d’uso, le possibili criticità e i limiti del consiglio cosmetico.
Infine, bisogna prestare grande attenzione alla comunicazione. Se, da un lato, il cosmetico non deve essere presentato come se fosse un farmaco e non gli si devono quindi attribuire proprietà terapeutiche, dall’altro è sempre importante evitare di sostenere effetti eccessivi che vadano al di là della funzionalità cosmetica.
Ecco perché parlerei di reparto dermocosmetico professionale, più che semplicemente di reparto ben assortito.
- Da anni lei scrive libri e articoli per le testate di settore. Che tipo di feedback ha da parte dei colleghi?
Mi occupo di formazione a 360 gradi: non solo attraverso i corsi, ma anche con articoli, libri, il mio blog personale e i social.
Ricevo molti feedback che riconoscono soprattutto l’utilità di informazioni corrette, scientificamente fondate e non strumentalizzate dai brand e dal marketing. In rete si trovano infatti molte informazioni superficiali o non corrette, soprattutto quando si parla di sicurezza dei cosmetici, di ingredienti e del loro utilizzo.
Come cosmetologa cerco quindi di portare nella formazione chiarezza e semplicità, traducendo concetti anche complessi in indicazioni che possano essere realmente utilizzate nella pratica professionale.
Il feedback che mi fa più piacere è proprio questo: sapere che ciò che scrivo o insegno non rimane una nozione teorica, ma viene utilizzato concretamente nel lavoro al banco. Per me è la conferma che la formazione ha valore quando riesce a diventare strumento di lavoro quotidiano.
- Lei è anche cosmetologa: quali caratteristiche della pelle bisogna valutare prima di consigliare un prodotto dermocosmetico?
La prima regola è non partire dal prodotto, ma dalla pelle e dalla persona. Bisogna osservare la pelle, ascoltare le esigenze e raccogliere informazioni sulle abitudini.
Bisogna innanzitutto capire il tipo di pelle, quindi, per esempio, se è prevalentemente secca, normale, mista o grassa, ma questo da solo non è sufficiente. Dobbiamo valutare anche lo stato cutaneo: presenza di sensibilità, disidratazione, alterazioni della barriera, rossore, imperfezioni, discromie, desquamazione e altre caratteristiche osservabili.
Poi bisogna considerare l’età, la stagione, lo stile di vita, l’esposizione solare, le abitudini cosmetiche e la routine già utilizzata. È importante anche sapere quali prodotti la persona sta applicando e con quale frequenza, perché talvolta il problema non è l’assenza di un prodotto, ma una routine eccessivamente complessa o aggressiva.
Infine c’è la componente soggettiva: che cosa vuole ottenere realmente quella persona? Una pelle più confortevole? Meno lucidità? Una maggiore idratazione? Un miglioramento delle imperfezioni? Una routine più semplice?
Il cosmetologo deve quindi integrare osservazione, conoscenza della fisiologia cutanea e ascolto della persona. Solo dopo viene la scelta del prodotto o della routine da consigliare.
- Quali informazioni dovrebbe raccogliere il farmacista durante il consiglio dermocosmetico e quando è opportuno indirizzare il cliente al dermatologo?
Il consiglio dovrebbe iniziare con una piccola anamnesi cosmetica, anche molto semplice. Chiederei: qual è il problema percepito, da quanto tempo è presente, dove si manifesta, quali prodotti vengono utilizzati, con quale frequenza e se ci sono stati cambiamenti recenti nella routine.
Aggiungerei informazioni sull’età, sulle abitudini di esposizione solare, sulla sensibilità cutanea e, quando pertinente, su eventuali terapie farmacologiche o condizioni che possano avere rilevanza per la pelle.
È fondamentale anche chiedere che cosa la persona abbia già provato e con quale risultato. Questa domanda spesso fornisce informazioni preziose.
Per quanto riguarda l’invio al dermatologo, ritengo fondamentale che il farmacista riconosca i propri limiti professionali. Non tutto ciò che riguarda la pelle è un problema cosmetico: c’è un limite tra inestetismo e patologia.
Se ci troviamo davanti a una lesione nuova o non chiaramente identificabile, a un’alterazione persistente o in peggioramento, a un’infiammazione importante, a lesioni estese, dolorose, sanguinanti o associate a sintomi rilevanti, oppure quando il quadro non risponde a un approccio cosmetico ragionevole, è opportuno indirizzare la persona al medico.
Lo stesso vale quando il cliente sta cercando nel cosmetico una soluzione per una patologia già diagnosticata o sospetta. In questi casi il nostro ruolo non è sostituire il dermatologo, ma intercettare il bisogno, evitare consigli inappropriati e facilitare il corretto percorso di cura.
Credo che questa sia una delle espressioni più alte della professionalità del farmacista: sapere consigliare, ma anche sapere quando fermarsi e inviare al professionista più appropriato.









